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Rajberti, Giovanni. L'arte di convitare spiegata al popolo. Parte prima-Parte seconda. Milano, coi tipi di Giuseppe Bernardoni, 1850-1851.

Prima edizione di questo volume di divagazioni gastronomiche, sociali e domestiche. Rajberti discetta sul modo più adeguato di invitare ed ospitare a tavola, analizzando la disposizione dei posti, la superstizione del "tredici a tavola", le minestre, i salumi, la differenza tra pranzi "aristocratici" e "democratici", i vini, il caffè, etc.


€ 600,00

Description

In-8°, 2 parti legati in un unico volume.
1ª parte: XXII pagg. num. inclusi l'occhietto e il frontespizio, 1 c. non num., 102 pagg. num., 1 c. non num. (bianca).
Occhietto, frontespizio, prefazione, indice.
2ª parte: XXX pagg. num. inclusi l'occhietto e il frontespizio, 1 c. non num., 111 pagg. num., 1 pag. non num. (bianca).
Occhietto, frontespizio, seconda prefazione, indice.
Completo.
Legatura in mezza pelle marrone coeva, piatti rivestiti in carta marmorizzata, titolo dorato entro tassello verde al dorso.
Prima edizione di questo volume di divagazioni gastronomiche, sociali e domestiche, scritte da Giovanni Rajberti (*Milano 1805 - †Monza 1861) medico, poeta e letterato milanese.
Con arguta vena umoristica e ironia risorgimentale, l'autore discetta sul modo più adeguato di invitare ed ospitare a tavola, analizzando la disposizione dei posti, la superstizione del "tredici a tavola", le minestre, i salumi, il manzo, la differenza tra pranzi "aristocratici" e "democratici", la conversazione conviviale, i vini, i brindisi, il formaggio grana, il caffè e altri argomenti.
La Parte prima è stata pubblicata nel 1850, seguita dalla Parte seconda del 1851. A ciascuna parte è anteposta una lunga prefazione nella quale Rajberti espone scherzosamente le ragioni che lo hanno spinto a comporre questo "frammento o fetta di galateo".
Il testo non è rivolto al "popolo" (che difetta dei mezzi per imbandire pranzi), né al "ceto alto" (che non reputa di aver bisogno d'insegnamenti). L'intento dichiarato è quello di prendere le consuetudini della nobiltà per "trarre i più sani e indeclinabili precetti di un'arte che in lei è natura, per correggere e sostituire alcune cattive usanze borghesi".
Bell'esemplare con carte marginose e ben conservate. Minime abrasioni superficiali alle cerniere ed una piccola mancanza alla cuffia inferiore del dorso.
cfr. Paleari pag. 613; Westbury pag. 184; Dizionario letterario Bompiani delle Opere e dei Personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature, Milano, 1959-1966, vol. I, pag. 270.

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