Libreria antiquaria
Bourlot

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Libri e stampe antiche

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Prato, Francesco

La figura di Francesco Prato è strettamente legata a un momento di transizione fondamentale per l'editoria e la tipografia torinese, a cavallo tra l'Antico Regime, il periodo napoleonico e la Restaurazione.
Sebbene oggi il nome della casa editrice ricordi solo il socio principale, Giovan Battista Paravia, Francesco Prato fu un tassello indispensabile per la nascita del nucleo originario dell'azienda, proprio per la sua qualifica tecnica di stampatore. La sede era nacque sotto i portici di Piazza delle Erbe.
Nel 1802, a Torino, si unirono tre figure con competenze diverse per rilevare una delle più importanti realtà tipografiche settecentesche della capitale sabauda: la ditta di Giacomo Giuseppe Avondo (le cui origini risalivano addirittura all'antica tipografia Zappata del Seicento). I tre soci erano:
· Giovan Battista Paravia: che dell'azienda di Avondo era stato l'amministratore e che gestiva già una nota bottega di libri in Piazza del Municipio (piazza Palazzo di Città).

· Giovanni Sebastiano Botta: tipografo.

· Francesco Prato: anch'essa figura tecnica e stampatore professionista.

Paravia, che era principalmente un libraio e un commerciante, aveva assoluto bisogno di stampatori esperti come Prato e Botta per coronare l'ambizione di integrare il commercio dei libri con la produzione diretta, come era d'uso all'epoca.
La ditta prese la denominazione di "Botta, Prato e Paravia". In quel periodo di forte controllo politico (siamo in pieno regime napoleonico), la stamperia riuscì a muoversi con grande abilità istituzionale, ottenendo due titoli altisonanti che garantivano commesse sicure e di prestigio:
1. "Stampatori della Municipalità"

2. "Stampatori e libraj arcivescovili"
A causa di questi ruoli, l'attività della stamperia si concentrò soprattutto su testi di carattere ufficiale, amministrativo, medico, giuridico e religioso.
Francesco Prato morì nel 1812. La sua scomparsa mise in seria difficoltà la prosecuzione della stamperia.
Sotto la severa legislazione napoleonica, l'esercizio dell'attività tipografica era regolato da un rigido sistema di brevetti e licenze contingentate. Giovan Battista Paravia, pur essendo il socio principale sul piano commerciale, non possedeva il brevetto di "tipografo" che era appartenuto a Prato e Botta.
I vincoli burocratici dell'Impero non permisero a Paravia di subentrare legalmente come stampatore nella società alla morte del socio. Per questo motivo, l'attività propriamente tipografica subì una battuta d'arresto e Paravia fu costretto a concentrarsi quasi esclusivamente sull'attività libraria e di commercio. La svolta produttiva per i Paravia tornò solo anni dopo, con la Restaurazione e soprattutto quando il figlio di Giovan Battista, Giorgio Paravia, ottenne ufficialmente la licenza di stampatore, dando inizio alla fortunatissima stagione della casa editrice specializzata in testi scolastici e pedagogici che tutti conosciamo.
Francesco Prato fu l'anima tecnica e legale che permise a Paravia di fare il salto da semplice "negoziante di libri" a produttore, ponendo le basi industriali di quello che sarebbe diventato un colosso dell'editoria italiana.

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