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Prodotti in vetrina

Della Bella, Stefano. "L'arrivo a Firenze" 1655.

Incisione originale eseguita all’acquaforte (mm 186 x 245).
Impressa nel 1655 da Stefano Della Bella, tratta dalla serie Quattro grandi paesaggi in altezza.
Rappresentativa incisione di abile e conosciuto artista fiorentino.
La tavola, di una serie di quattro fogli, raffigura un paesaggio dominato da un imponente albero in primo piano. A destra è raffigurata una dama a cavallo, preceduta da un viandante che porta delle ceste.
La veduta panoramica di Firenze si intravede in secondo piano: a sinistra si riconosce la cupola di Santa Maria del Fiore, affiancata a destra dal campanile di Giotto.
Firenze sullo sfondo fu erroneamente identificata con Roma nella prima catalogazione di De Vesme.
Nitida impressione ben contrastata, stampata con segno ricco e brillante su sottile carta vergellata.
Secondo stato su quattro, riconoscibile (seppur privo di margini) per la presenza di alcuni ritocchi al bulino.
Stefano Della Bella (*Firenze 1610 - †1664) incisore e pittore, attivo presso la corte dei De Medici per i quali si è recato a Roma e a Parigi ottenendo commissioni e successi. Si avvicinò prima allo stile del Callot per poi maturare un proprio raffinato linguaggio grafico frutto dei suoi viaggi e dei suoi studi.  Nelle sue opere troviamo sfondi bucolici, dove animali e genere umano convivono con grazia e armonia.
Esemplare rifilato sull’impronta della lastra, in buono stato di  conservazione. Due restauri abilmente eseguiti nella parte marginale, riconoscibili solamente al verso.
cfr. De Vesme - Massar 783.

Haec est nobilis et florens illa Neapolis… Colonia, Braun-Hogenberg, 1572.


Incisione originale eseguita su rame, acquerellata a mano all’epoca con testo in latino al verso (mm 480 x 335 l’impressione più ampi margini).
Impressa a Colonia nel 1572 da Georg Braun (*Colonia 1541 - †1622) e Franz Hogenberg (*Mechelen 1535 - †Colonia 1590) e inserita nell’opera “Civitates Orbis Terrarum”.
Rara e affascinante pianta topografica della città di Napoli.
In alto a sinistra titoli in latino entro cartiglio. Lungo la parte inferiore legenda con 71 richiami.
Ottimo stato di conservazione della carta, dell’impressione e del colore.
cfr. Skelton pag. 234.

Civitates Orbis Terrarum, Hierosolyma Urbs Sancta. Colonia, Georg Braun - Frans Hogenberg, 1572 - 1617.

Incisione originale acquerellata a mano all’epoca.
Impressa a Colonia tra il 1572 - 1617, tratta dalla monumentale opera “Civitates Orbis Terrarum”, pubblicata in anni differenti, compilata e scritta da Georg Braun (*Colonia 1541 - †1622), mentre Frans Hogenberg (*Mechelen 1535 - †Colonia 1590) fu autore delle incisioni insieme a Simon Novellanus, dai soggetti di Joris Hoefnagel.
Veduta prospettica di Gerusalemme vista dal monte degli Ulivi. In alto al centro versetto in latino del profeta Ezechiele. In basso al centro cinque personaggi alla loro sinistra cartiglio contenente il titolo, a destra altro cartiglio contenente legenda con 48 punti di interesse.
Ottima conservazione.

Assedio di Torino. Giovanni Paolo Bianchi, 1640

Incisione originale eseguita su rame (mm 450 x 525
l’impressione più margini).
Impressa a Torino nel 1640 da Giovanni Paolo Bianchi su disegno del Capitano Agostino Parentani.
Rara pianta della città di Torino assediata nel 1640, durante la guerra fra la duchessa reggente di Savoia Maria Cristina ed i cognati principi Tommaso e Maurizio di Savoia. Sulla pianta si nota, ben delineato, lo schieramento delle truppe francesi e le fortificazioni dei torinesi oltre il Po.
È la prima pianta topografica nella quale compare il nuovo ingrandimento verso Porta Nuova, fatto eseguire nel 1620 dal Duca Carlo Emanuele I. In basso a sinistra note tipografiche. Carta vergellata con filigrana.
Buono stato di conservazione.
cfr. A. Peyrot, Torino nei secoli, tomo I, n° 30.

Allegorie dei quattro elementi. Torino, G. Carelli - A. Lauro - C. Ferreri, 1836 - 1846.

Quattro incisioni originali eseguite su rame eseguite su velina e applicate originariamente su supporti di carta spessa (mm 330 x 500 circa il foglio).
Impresse a Torino fra il 1836 ed il 1846 da Giacomo Carelli, Agostino Lauro e Cesare Ferreri e raffi guranti i dipinti di Francesco Albani (*Bologna 1578 - †1660).
Fini e scenografi che incisioni raffiguranti i quattro elementi, dipinti fra il 1625 e il 1628 per il cardinale Maurizio di Savoia il quale era rimasto affascinato dalle storie di Venere e Diana realizzate dall’Albani per Scipione Borghese prima del 1622.
• Acqua.
• Aria. 
• Terra. 
• Fuoco.
Le opere sono state pubblicate nell’ambito di una raccolta di stampe dedicate ai dipinti della pinacoteca della Galleria Reale di Torino.
Insieme raro e di grande valenza decorativa in ottimo stato di conservazione.

Vedute di Torino di Francesco Mennyey, 1930 circa.          

Presso la libreria diverse ncisioni originali eseguite a tecnica mista: acquaforte e acquatinta, firmate Francesco Mennyey (mm 400 x 500 circa l’impressione più ampi margini).
Impresse a Torino nel 1930 circa da Francesco Mennyey.
Rare e pittoriche vedute raffiguranti insoliti scorci di Torino.
Esemplari numerati a matita in alto a destra, sul lato inferiore destro di ogni tavola la firma dell’artista e a sinistra il titolo.
Esecuzioni incisorie impresse in pochissimi esemplari da Francesco Mennyey, pittore ed acquafortista torinese del Novecento.
L’artista nacque a Torino il 7 febbraio 1889 e ivi morì il 15 ottobre 1950. Studiò all’Accademia Albertina, dove si specializzò nell’acquaforte. Insegnò arte e tecnica dell’incisione presso la Scuola di Arti Grafiche di Torino. Espose per la prima volta alcune opere alla Promotrice di Torino nel 1914 e successivamente ad altre mostre torinesi. Espose inoltre su invito alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali di Roma e Torino, nonchè a mostre di incisione italiana all’estero (Parigi, Atene, Sofia ecc.). Alcune opere sono patrimonio delle gallerie di arte moderna in Italia e all’estero e molte si trovano presso importanti collezioni private e all’Archivio Storico della città di Torino.
Buono stato di conservazione della carta e dell’impressione.
cfr. Collezione Simeom, pag. 96.

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