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Prodotti in vetrina - Libreria Bourlot

Galielei, Galileo. Systema cosmicum ... in quo quatuor dialogis, de duobus maximis mundi systematibus. Strasburgo, Impensis Elzeviriorum, Typis Davidis Hautti, 1635.

In-4°, 8 cc. non num. inclusi l’antiporta, il frontespizio e 1 ritratto, 495 pagg. num. 25 pagg. non num.
Antiporta con raffigurazione di tre personaggi che dialogano: Aristotele, Tolomeo e Copernico, grande drappo contenente titoli in latino e sostenuto da due putti alati lungo la parte superiore, frontespizio, testo in latino, capilettera e testatine in xilografia, dedica ai lettori, ritratto di Galileo Galilei a piena pagina inciso su rame da J. Van Heyden e inserito in decorativa cornice, dedicatoria, diagrammi xilografici inseriti nel testo, indice ed errata in fine. Completo.
Legatura coeva in piena pelle marrone, doppia cornice con decorazioni floreali impressa in oro, dorso a 4 comparti riccamente decorato con ferri fitomorfi e titoli in oro, contropiatti marmorizzati.
Prima edizione in latino del “Dialogo dei massimi sistemi”, la prima in italiano è del 1632.
Questa rara e importante opera di letteratura astronomica, curiosamente esposta come un dialogo tra tre amici, un radicale, un agnostico e un conservatore, è stata scritta da Galileo per difendere la teoria eliocentrica copernicana, per la quale fu portato dinnanzi all’inquisizione.
Stupendo esemplare in genuina e ricca legatura dell’epoca.
cfr. Riccardi 512 n° 10; Piantanida 1558; Cinti 96; Brunet II 1462.

Chemins de fer Paris - Lyon - Méditerranée. L’italie par le Mont-Cenis. Parigi, Maulde, Doumenc & Cie, 1913 - 1914.

Litografia originale a più colori, intelata (mm 770 x 1090 il foglio).
Eseguita a Parigi nel 1913 - 1914 circa da Maulde, Doumenc & Cie.
Affascinante manifesto, raffigurante la pubblicità della linea ferroviaria Parigi-Napoli che transita attraverso il tunnel del Moncenisio-Frejus.
Lungo tutto il lato superiore il titolo. Al centro fotografia di Alinari, raffigurante Amalfi. Attorno ad essa altro titolo “L’Italie par le Mont-Cenis, aix les bains Turin, Gênes, Rome, Naples ”. In basso a sinistra orari ferroviari Parigi, Napoi, Milano, Venezia, affiancati dalla carta geografica raffigurante il tragitto ferroviario. Lungo il lato inferiore titolo “Services directs et rapides”.
Ottimo stato conservativo del foglio e del colore. Cornice laccata nera.

Panorama de Turin. Milano, Genevresi, 1850 circa.


Incisione originale eseguita all’acquatinta, finemente miniata a mano all’epoca (mm 240 x 160 più mm 1-2 circa di margini).
Impressa a Milano nel 1850 circa da Francesco Citterio presso lo stampatore Genevresi.
Pittorica veduta di piazza Castello vista da una posizione elevata. In primo piano Palazzo Madama ripreso a ¾. Sullo sfondo Palazzo Reale. A sinistra la chiesa di San Lorenzo e i palazzi che affacciano sulla piazza. A destra il Teatro Regio. Personaggi e carrozze animano la scena.
Nella nostra tavola non compare il monumento dedicato all’Esercito Sardo (Statua dell’Alfiere) che curiosamente è presente nell’esemplare di riferimento della bibliografia Ada Peyrot. La statua fu eseguita dall’artista svizzero-italiano Vincenzo Vela, donato dai milanesi ed inaugurato nel 1859.
La presente veduta ha preso spunto da un dagherrotipo: immagine presa mediante camera oscura, antenata della moderna fotografia, presentata ufficialmente come invenzione nel 1839, pochi anni prima dell’esecuzione del foglio in esame.
Ottimo esemplare in fantastica e raffinata coloritura d’epoca. Cornice in noce chiaro.
cfr. A. Peyrot, Torino nei secoli, tomo II, n° 593.

Tarocchini bolognesi. Bologna, 1850 - 1860 circa.

Mazzo di 58 su 62 carte da gioco (5,2×11,4 cm), 22 trionfi (o arcani maggiori) più 36 carte di arcani minori, di fattura bolognese, incise su legno, in coloritura coeva a mascherina. Il verso delle carte è decorato da due tipi di xilografia fitomorfa in tinta nera.
Impresse a Bologna nel 1850 - 1860 circa.
Mancano 4 carte, una per ogni seme: il 9 di denari, il 10 di bastoni, l’8 di coppe e il 10 di spade.
Il taroccho o tarocchino bolognese è un mazzo regionale che comprende solo  62 carte (dette carte lunghe) anziché 78. È composto dai 22 trionfi o arcani maggiori e solo da 40 arcani minori (10 per ogni seme invece di 14, in quanto sono stati eliminati tutti i 2, 3,  4 e 5). Il mazzo ha origini antiche; la sua presenza fu accertata a Bologna nel 1459. Tutte le carte del mazzo sono prive di titolo ma, mentre i 40 arcani minori sono organizzati secondo la successione tradizionale, i 22 arcani maggiori presentano notevoli differenze rispetto alla sequenza nota: sono assenti le carte della Papessa, dell’Imperatrice, dell’Imperatore e del Papa, sostituite da quattro carte rappresentanti i Mori (uno con tre lance, due con orecchini e lancia, uno con turbante e lancia). Non tutti gli Arcani Maggiori sono numerati: i numeri sulle figure vanno dal 5 al 16; le rimanenti carte sono prive di numero. L'ordine degli Arcani Maggiori (e la loro numerazione) presenta frequenti alterazioni rispetto alla serie conosciuta: solo la Giustizia, la Ruota di Fortuna, l'Appeso e la Morte hanno conservato il loro numero e la loro posizione tradizionale; le rimanenti carte hanno subito uno slittamento o uno scambio nella numerazione. Una particolarità iconografica del mazzo è inoltre che tutte le immagini delle carte sono a figura doppia, come avviene nei mazzi da gioco classici, ad eccezione della Ruota di Fortuna, nella quale i due personaggi a sinistra e a destra della ruota non sono identici.
Ottimo stato conservativo dell’insieme.

Sindone su seta - Santa Sindone con la SS. Trinità e le tre Virtù Teologali. Torino, inizio XVIII sec.

Incisione originale in rame eseguita su seta (mm 240 x 160).
Impressa a Torino nella prima metà del ’700.
Rara esecuzione incisoria su seta raffigurante la Santa Sindone retta dalle tre Virtù Teologali, sormontata dalla Santissima Trinità.
Lungo il lato inferiore, a sinistra, la scritta “Carità”, al centro “Speranza e a destra “Fede”. Nella riga successiva “Oremus” cui segue l’orazione disposta su tre righe.
Buono stato di conservazione della seta e dell’impressione, inserita in una cornice antica in legno pitturata nero e oro.
cfr. Gribaudo, La Sindone nei secoli nella collezione di Umberto II, pag. 209 n° 79; L’Ostensione della SS. Sindone LVIII-b.

 

Eusebio di Cesarea. Chronicon id est temporum breuiarium incipit foeliciter... Venezia, Erhardus Ratdolt, 1483 - 13 settembre (in fine).

In-4°,182 cc. non num. (le cc. [1], [13] e [182] sono bianche).
Testo in latino, impaginato su una e due colonne, in caratteri tondi e gotici, impressi ad inchiostro rosso e nero, le 12 cc. iniziali contengono "Tabula operis huius ..." indice delle parole degne di nota, con grande capolettera "T", altri decorativi capilettera in xilografia arricchiti da racemi bianchi su fondo nero, molte tavole di sincronismi nel testo, al verso dell’ultima c. di testo colophon con dati tipografici impressi in rosso con carattere gotico. All’angolo superiore destro di ogni c. troviamo una numerazione manoscritta a china eseguita posteriormente e altre postille raffiguranti manine di antica mano e sottolineature qua e là. Completo.
Legatura in piena pergamena rigida, creata riutilizzando fogli di antico antifonario, lasciando intravedere scritture gotiche e note musicali, tagli spruzzati rossi.
Interessante trattato diviso in due parti: la prima contiene notizie storiche sugli antichi popoli, la seconda è composta da tavole di sincronismi, nella quale in modo cronologico vengono collegati anno per anno gli avvenimenti dei popoli.
Curiosamente nella tavola riguardante l’anno 1457 si legge un elogio a Gutenberg (inventore della stampa a caratteri mobili), testimonianza del successo dell’arte tipografica in ogni parte del mondo.
Il Chronicon di Eusebio di Cesarea è un importante testo storiografico, dettagliato e completo di interessanti informazioni che riassumono la cronologia universale e biblica.
Eusebio di Cesarea (*Cesarea in Palestina 265 - †340 ca.) divenuto vescovo, fu considerato il padre della storia ecclesiastica. Divenne inoltre consigliere dell’imperatore romano Costantino I.
Seconda edizione del Chronicon, dopo quella di Milano del 1475 ca.
Secondo l’IGI si conservano solamente 60 esemplari della presente edizione.
Raro incunabolo perfetto in ogni sua parte.
cfr. BMC V 287; GOFF E 117; Arnim 127.

 

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