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Prodotti in vetrina

Renati Descartes Epistolae, Pars prima [- secunda]. Amsterdam, Danielemen Elzevirium,1668.


In-4°, 2 parti in un volume.
1ª parte: 4 cc. non num. incluso il frontespizio, 384 pagg. num. (ultima bianca).
Frontespizio con marca tipografica raffigurante Minerva accanto ad ulivo con civetta e motto “Ne extra oleas”, testo in latino, capilettera istoriati e semplici, dedica al lettore, indice, illustrazioni e diagrammi nel testo.
2ª parte: 2 cc. non num. incluso il frontespizio, 404 pagg. num., 2 cc. non num.
Frontespizio con marca tipografica raffigurante Mi­nerva accanto ad ulivo con civetta e motto “Ne extra oleas”, testo in latino, capilettera istoriati e semplici, illustrazioni e diagrammi nel testo, in fine indice.
Completo.
Legatura dell’Ottocento in pergamena rigida, piatti muti, dorso con titoli manoscritti, tagli rossi.
Prima edizione latina della raccolta completa del­le “Epistolae” di Cartesio, stampata da Elzeviro.
Le Epistolae sono un vero e proprio compendio de­gli studi dell’autore, nelle quali viene trattato ogni tipo di questione filosofica e scientifica. René Descartes conosciuto anche con il nome latinizzato di Renatus Cartesius e in italiano come Renato Cartesio (*La Haye en Touraine 1596 - †Stoccolma 1650) filosofo e matematico francese, diede fondamentali contributi a questi due campi del sapere.
Ottimo stato conservativo dell’opera.
cfr. Brunet II 611.

Dalì, Salvador. Les amours jaunes. Parigi, Pierre Belfond, 1974.  

 

 

In-folio, front, 10 tavole, 1 c. non num. (giustificazione).
Frontespizio, 10 incisioni originali impresse all’acquaforte in color nero e oro, a fogli sciolti, firmate e numerate a matita dall’artista, giustificazione, certificato di autenticità firmato dallo stampatore.
Completo.
Legatura a cofanetto in piena tela rosso intenso, firma dell’autore impressa in oro sul piatto anteriore, dorso muto.
Salvador Domingo Jacinto Dalì Domènech, marchese di Pùbol (1904 - 1989) è stato sicuramente uno dei più stravaganti artisti tuttofare e di talento del novecento. Collaborò con molti personaggi del XX secolo e in svariati ambiti, tra cui il cinema, la scultura, la fotografia, l’incisione e la pittura.
Quest’opera di argomento erotico, illustrata dal grande maestro surrealista è caratterizzata da un’evoluta tecnica d’impressione all’acquatinta che ha permesso di applicare sulla carta una graniglia mista a polvere d’oro.
Esemplare n° 219 su 300, eseguito su carta Grand Vélin d’Arches.
Perfetto stato di conservazione.

Affiche biscotti Lazzaroni Saronno. Milano, Giorgio Muggiani, 1928.


Litografia originale a più colori (mm 1400 x 1950 il foglio).
Eseguita a Milano nel 1930 circa da Giorgio Muggiani.
Ricercata affiche degli anni ’30 raffigurante la pubblicità dei biscottti Lazzaroni Saronno.
Un giovane dall’aria signorile e discreta, ben vestito, con grande charme mostra un grosso vassoio, pieno di deliziosi biscotti, sotto di esso il titolo disposto su 3 righe.
Si noti il blu intenso dello sfondo, che man mano va sfumandosi nell’avvicinarsi al personaggio.
Giorgio Muggiani (Milano 1887 - Milano 1938) pittore italiano e caricaturista, fu uno straordinario pioniere della cartellonistica e dell’illustrazione pubblicitaria in Italia. Le campagne promozionali di Cinzano, Pirelli, Società di Navigazione, Rinascente, Martini del 1921, Biscotti Lazzaroni del 1928, Moto Guzzi del 1917, Recoaro e Hair Coloring Tonic sono solo alcuni dei suoi lavori più famosi.
Perfetto stato del foglio, intelato.

Tavole astronomiche. Parigi, Claude Buy de Mornas, 1761.

 

Incisioni originali eseguite su rame, acquerellate a mano all’epoca su alcuni particolari (mm 535 x 365 l’impressione più margini).
Impresse a Parigi nel 1761 da Claude Buy de Mornas, presso lo stampatore L. C. Desnos e inserite nell’opera “Atlas Méthodique et Elémentaire de Géographie et d’Histoire”.
Tutte le tavole sono finemente incise e racchiuse in una cornice attraversata da ghirlande di fiori e strumenti astronomici, accompagnate da due grandi colonne di testo in francese e raffigurano i pianeti, sistemi planetari, eclissi di luna e di sole, diagrammi celesti, etc.
Claude Buy de Mornas fu geografo del Re Luigi XVI e del Duca di Berry. Contribuì a facilitare lo studio di questa scienza nel XVIII secolo.

Entrée des Français a Turin, le 20 frimaire an VII. Parigi, Duplessis-Bertaux, 1806.


Incisione originale eseguita all’acquaforte, finemente acquerellata all’epoca, inserita entro una cornice di fregi tipografici, impressa in bistro (mm 410 x 265).
Impressa a Parigi nel 1806 da Duplessis-Bertaux, su disegno di Carle Vernet.
Veduta prospettica della città di Torino.
In primo piano le truppe francesi a cavallo che entrano in città per la Porta Susina il 10 dicembre 1798.
Titolo in francese lungo la parte inferiore.
Insolito esemplare impresso su “velin” e applicato su carta spessa con fregi.
Buona conservazione dell’impressione e della carta.
cfr. Ada Peyrot,Torino nei secoli, tomo I, n° 259/3°.

Michel-Jean Comte De Borch. Lettres sur les truffes du Piémont, écrites en 1780. Milano, chez les Frères Reycends, 1780.

In-8°, VIII pagg. num., 51 pagg. num. incluso il frontespizio, 3 tavole rip.
Testo in francese, capilettera semplici e fregi xilografici, prefazione, frontespizio, in fine 3 tavole più volte ripiegate, disegnate dall’autore e incise a colori da Louis Gautier D’Agoty, raffiguranti il tartufo bianco del Piemonte e i parassiti del tartufo.
Completo.
Cartonaggio dell’epoca, piatti muti, nome dell’autore manoscritto a china al dorso; all’interno
ben conservata la brossura originale.
Il Conte di origini polacche Michel-Jean De Borch
(*1751 - †1810) scrisse questo interessante trattato in forma di lettere indirizzate al Marchese di Balbiano e al Conte di Morozzo; l’opera descrive due specie di tartufi bianchi, il tuber albidium e i bianchetti, e la loro insuperabile fragranza e sapore.
È senza dubbio uno dei primi lavori scientifici sulla materia, contenente, tra l’altro, una delle prime incisioni a colori eseguite con la tecnica della mezzatinta dell’incisore francese D’Agoty (*Parigi 1746 - †?).
Nel Settecento il tartufo piemontese era considerato presso tutte le corti europee un alimento tra i più ghiotti.
De Borch fu il primo a descrivere il tartufo d’Alba. L’autore amava viaggiare ed osservare; la sua attenzione per la botanica lo portò ad affermare per primo che i tartufi sono dei funghi e non dei tuberi come fino ad allora si credeva. Egli apre con le sue Lettere sui tartufi del Piemonte l’era scientifica su questi “frutti della terra” che verranno studiati pochi anni dopo dal piemontese Pico nel 1788 (vedi n° 58 del catalogo) e poi dal micologo lombardo Vittadini nel 1831.
Prima edizione, di notevole rarità, difficile a trovarsi completa di tutte le tre tavole e della brossura originale.
cfr. Vicaire 104; Georg, 172; Pritzel 996; Benezit V 925.

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