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Prodotti in vetrina - Libreria Bourlot

Menù. 1873-1900 circa.

Undici menù dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento.
Essi comprendono 3 elementi datati 1873, relativi a pranzi dell’allora Principe ereditario Umberto, recanti il suo monogramma cooronato; 2 dei primi anni del Novecento con insegna reale di Vittorio Emanuele III, uno del 1893 del Principe Grimaldi di Monaco, 2 elementi degli hotel Kurhaus di St. Moritz ed il Grand Hotel Bellagio, uno cromolitografico di soggetto alpinisticodel Chocolat Suchard con la raffigurazione del Piz Bernina e 2 ulteriori fra cui quello dell’acqua San Pellegrino dei primi anni dell’ottocento.
L’insieme si presenta in buono stato di conservazione.

Regni Neapolitani. Anversa, Abraham Ortelius, 1572.

Incisione originale eseguita su rame, acquerellata a mano all’epoca, testo in tedesco al verso (mm 500 x 370 l’impressione più margini).
Impressa ad Anversa nel 1572 dal cartografo Abraham Ortelius (*Anversa 1527 - †1598) su disegno di Pirro Ligorio e inserita nell’opera “Theatrum Orbis Terrarum”.
Affascinante e rara carta geografica raffigurante il Regno di Napoli.
In basso nella parte centrale titolo entro nastro. Veliero e rosa dei venti arricchiscono ulteriormente la tavola.
Prima edizione con testo in tedesco.
Buono stato di conservazione della carta, dell’impressione e del colore.
cfr. Koeman III, Ort. 5.

Bozzetti e scenografie per opere e balli. Torino, Augusto Antonio Ferri, 1850-80 circa.

Diciannove disegni originali, di diverse dimensioni, eseguiti a tempera e acquerello, due firmati, alcuni applicati su carta spessa.
Dettagliate composizioni architettoniche eseguite a Torino tra il 1850 ed il 1880 dal pittore, scenografo e architetto Augusto Antonio Ferri, riferibili a scenografie bozzetti per opere e balli del Teatro Regio di
Torino
, altre allo scopo di rinnovo di interni di importanti palazzi e locali, la maggior parte torinesi e alcuni milanesi. E’ presente una tavola, di notevole interesse, raffigurante un progetto di rinnovo del palco reale del teatro Carignano di Torino. Sul fronte esterno il palco, che occupa lo spazio tra il secondo e il terzo ordine di logge, incorniciato da una decorazione in legno e stucco con lo stemma reale centrale e due figure muliebri ai lati. Su due fogli, a chiara e ordinata calligrafia, autografo e dettagli dell’architetto.
Augusto Antonio Ferri (*Bologna 1829 - †Pesaro 1895), fu avviato verso la pittura dal padre Domenico (anch’egli pittore, scenografo e architetto) frequentando a Parigi l’Accademia di belle arti e orientandosi ben presto alla scenografia. Nel 1851, a soli ventidue anni, fu chiamato ad occupare il posto di scenografo al teatro Regio di Torino.
Nel 1857 si trasferìa Madrid dove fondò una scuola di scenografia e nello stesso tempo fu impegnato anche nella decorazione di teatri  cittadini, di caffè di palazzi e chiese.
Nel 1873 la nostalgia lo costrinse a ritornare in patria, dove riprese il posto lasciato sedici anni prima al teatro Regio, collaborando con il pittore italiano Ugo Gheduzzi (*Crespellano 1853 - †Torino 1925). Oltre i lavori teatrali, Ferri diresse i restauri del palazzo Dal Pozzo della Cisterna di Torino, commissionati da Amedeo d’Aosta per il matrimonio con Maria Vittoria Dal Pozzo, celebrato nel 1867.
Buono stato conservativo di tutti i documenti.
cfr. A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori ed incisori italiani moderni, Milano 1962; Storia del teatro Regio di Torino, a cura di A. Basso, III; E. Colle, Eclettismo sabaudo: le decorazioni e gli arredi…, XXVII (1988), 1, pagg. 46, 50, n° 9.

Dandolo, Vincenzo. Enologia, ovvero l’arte di fare, conservare e far viaggiare i vini del Regno. Parte. Milano, Giambattista Sonzogno, 1820.

In-8°, 2 parti in un volume.
1ª parte: XXXV pagg. num. inclusi l’occhietto e il frontespizio, 1 pag. non num. (bianca), 283 pagg. num., 3 pagg. non num.
Occhietto, frontespizio, dedica al lettore, discorso preliminare, tavola dei capitoli.
2ª parte: 268 pagg. num. inclusi l’occhietto e il frontespizio, V tavole rip.
Occhietto, frontespizio, precetti, regole e deduzioni tratte dalla prima e seconda parte: il miglior clima, il suolo, la pigiatura, la fermentazione, la conservazione, i locali, le alterazioni, ecc., in fine indici e V tavole num. più volte ripiegate raffiguranti: nella prima il torchio per la spremitura e relativi attrezzi; nella seconda la botte lunga, imbuti e attrezzi; nella terza il tino, botti e attrezzi; a seguire strumenti di misurazione e attrezzi per imbottigliare; nell’ultima l’alambicco e attrezzature per la distillazione.
Opera completa.
Legatura dell’epoca in mezza pelle marrone, piatti in carta coeva, dorso con titolo e filetti in oro, tagli rossi, timbro di appartenenza al foglio di guardia anteriore.
Seconda edizione di questa importante opera di enologia dello scienziato, agronomo, enologo e uomo politico, appartenente alla nobiltà veneziana, il conte Vincenzo Dandolo (*Venezia 1758 - †Varese 1819). La prima edizione dell’opera uscì nel 1812 dai torchi di Giovanni Silvestri.
Successivamente, nel 1819, Dandolo pubblicò un’altra breve opera dedicata alla  conservazione del vino. Nel 1820, un anno dopo la morte dell’autore, Sonzogno decise di ripubblicare quest’opera che raccoglie in modo esteso tutti gli studi enologici di Dandolo.
Buono stato di conservazione. Segnaliamo leggere consunzioni ai piatti e un leggero alone al margine esterno del volume.
cfr. Sormani 39; Westbury 74; Pazzini 264.

Torino in pianta dimostrativa. Torino, Antonio Arghinenti, 1796.

Incisione originale eseguita su rame, acquerellata all’epoca (mm 556 x 837 l’impressione più margini).
Impressa a Torino nel 1796 da Antonio Arghinenti su disegno di Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi.
Dettagliata pianta topografica della città di Torino, senza la Cittadella. In alto a sinistra, entro lapide, il titolo.
Grossi redige questa carta con l’obbiettivo di fornire un quadro preciso della situazione fondiaria urbana, attraverso il rilevamento degli edifici numerati con accanto i nomi dei loro proprietari.
Nella copiosa legenda, posta lungo tutto il margine destro, sono riportati i nomi dei proprietari con a fianco il numero dell’edificio indicato in pianta.
Negli anni successivi l’elenco dei nomi verrà aggiornato, in modo da fornire non solo il censimento sistematico degli edifici ma soprattutto quello dei proprietari, utile quest’ultimo per comprendere il forte rapporto esistente tra città e territorio.
cfr. A. Peyrot, Torino nei secoli, tomo I, n° 238; Collezione Simeom D 68.  

Mirò, Joan - Jarry, Alfred. Ubu Roi. Parigi, Tériade Éditeur, 1966.

In-folio grande, 133 pagg. num. incluso il frontespizio, 5 pagg. non num. (ultima bianca).
Occhietto con giustificazione al verso arricchita dalla firma originale di Mirò eseguita a matita, frontespizio, testo in francese, dedica a Marcel Schwob, elenco dei personaggi, 13 litografie originali a più colori di Joan Mirò, fuori testo e su doppia pagina, in fine indice delle tavole e seconda giustificazione. Completo.
Legatura in carta editoriale bianca con velina di protezione, contenuta entro cartella in piena tela grigia con piatti muti e dorso con titoli impressi in oro, tagli con barbe, custodia rigida in tela grigia.
Joan Miró (*Barcellona 1893 - †Palma di Maiorca 1983), pittore, scultore e ceramista spagnolo, fu uno dei più radicali teorici del surrealismo. Passò lunghi periodi nella casa di famiglia in Spagna, dove i soggetti prediletti dei suoi quadri erano la natura, gli alberi, le caratteristiche case di campagna. Disprezzava la pittura convenzionale ed esprimeva il desiderio di sopprimerla per giungere a nuovi mezzi di espressione. A partire dal 1928 si aprì a nuove ricerche ed esecuzioni, ossia  reinterpretare attraverso il gioco delle associazioni mentali i quadri dei maestri del XVII secolo. Illustrò varie opere compresa la presente “Ubu Roi” dello scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry (*Laval 1873 - †Parigi 1907), commedia i cui testi sono considerati fra i primi sul tema dell’assurdità dell’esistenza ed hanno a che fare con il fraintendimento ed il grottesco. Il personaggio principale dell’opera è Ubu, grottesca marionetta umana, avida di potere e di denaro, che rappresenta il piccolo borghese del tempo.
Esemplare n° 74 su 180, impresso su carta Vélin d’Arches.
Perfetto stato di conservazione.

Pagine: 12345
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