Twitter  IT EN
Featured products

Aretino Pietro. Talanta. Venezia, Francesco Marcolini, 1542 - marzo (in fine).

In-8°, 84 cc. non num. incluso il frontespizio.
Frontespizio con appunti manoscritti a china e marca tipografica raffigurante la Verità inseguita dalla Menzogna e salvata dal Tempo con motto: Veritas filia temporis, dedica al Duca di Firenze, in fine dedica di Aretino ad Alessandro Piccolomini e ritratto inciso su legno dell’autore al verso.
Completo.
Legatura dell’Ottocento firmata da Antoine Bauzonnet-Trautz in piena pelle marrone, piatti con cornice a triplo filetto impressa in oro, labbri con filetto, dorso a 6 comparti con titoli in oro entro tassello rosso e riquadri dorati, sguardie pavonate, unghiatura con rotella fitomorfa in oro, tagli dorati, ex-libris al verso del foglio di guardia anteriore.
Rara prima edizione rifatta sulle commedie di Plauto e di Terenzio. La presente opera del poeta scrittore e drammaturgo Pietro Aretino (*Arezzo 1492 - †Venezia 1556) è censita in solo quattro biblioteche italiane.
Ottimo stato conservativo dell’esemplare.
cfr. Sander I 525; Gamba 1204; Dictionnaire des relieurs français 19.

 

Bozzetti e scenografie per opere e balli. Torino, Augusto Antonio Ferri, 1850-80 circa.

Diciannove disegni originali, di diverse dimensioni, eseguiti a tempera e acquerello, due firmati, alcuni applicati su carta spessa.
Dettagliate composizioni architettoniche eseguite a Torino tra il 1850 ed il 1880 dal pittore, scenografo e architetto Augusto Antonio Ferri, riferibili a scenografie bozzetti per opere e balli del Teatro Regio di
Torino
, altre allo scopo di rinnovo di interni di importanti palazzi e locali, la maggior parte torinesi e alcuni milanesi. E’ presente una tavola, di notevole interesse, raffigurante un progetto di rinnovo del palco reale del teatro Carignano di Torino. Sul fronte esterno il palco, che occupa lo spazio tra il secondo e il terzo ordine di logge, incorniciato da una decorazione in legno e stucco con lo stemma reale centrale e due figure muliebri ai lati. Su due fogli, a chiara e ordinata calligrafia, autografo e dettagli dell’architetto.
Augusto Antonio Ferri (*Bologna 1829 - †Pesaro 1895), fu avviato verso la pittura dal padre Domenico (anch’egli pittore, scenografo e architetto) frequentando a Parigi l’Accademia di belle arti e orientandosi ben presto alla scenografia. Nel 1851, a soli ventidue anni, fu chiamato ad occupare il posto di scenografo al teatro Regio di Torino.
Nel 1857 si trasferìa Madrid dove fondò una scuola di scenografia e nello stesso tempo fu impegnato anche nella decorazione di teatri  cittadini, di caffè di palazzi e chiese.
Nel 1873 la nostalgia lo costrinse a ritornare in patria, dove riprese il posto lasciato sedici anni prima al teatro Regio, collaborando con il pittore italiano Ugo Gheduzzi (*Crespellano 1853 - †Torino 1925). Oltre i lavori teatrali, Ferri diresse i restauri del palazzo Dal Pozzo della Cisterna di Torino, commissionati da Amedeo d’Aosta per il matrimonio con Maria Vittoria Dal Pozzo, celebrato nel 1867.
Buono stato conservativo di tutti i documenti.
cfr. A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori ed incisori italiani moderni, Milano 1962; Storia del teatro Regio di Torino, a cura di A. Basso, III; E. Colle, Eclettismo sabaudo: le decorazioni e gli arredi…, XXVII (1988), 1, pagg. 46, 50, n° 9.

La Vallée de Chamonix. Basilea, Samuel Birmann, 1826.

Cinque incisioni originali eseguite all’acquatinta a colori e miniate a mano all’epoca (mm 285 x 235 l’impressione più ampi margini).
Eseguite a Basilea nel 1826 da Samuel Birmann (*Basilea 1793 - †1847) e inserite nella maestosa opera intitolata “Souvenirs de la Vallée de Chamounix”.
Titoli in francese in basso al centro sotto ogni veduta.
I particolari sono curati nei minimi dettagli. Il cielo e le montagne sullo sfondo, fanno da cornice.
-La Mer de Glace vue du Montanvert.
-Le Prieuré et le Montblanc.

-Le Chamonix vu du Col de Balme.
-Glacier de Bois.

-À la Flégère.
Tavole in fresca e vivida coloritura in ottimo stato di conservazione.
cfr. Perret 479; Nava T/1.

Torino in pianta dimostrativa. Torino, Antonio Arghinenti, 1796.

Incisione originale eseguita su rame, acquerellata all’epoca (mm 556 x 837 l’impressione più margini).
Impressa a Torino nel 1796 da Antonio Arghinenti su disegno di Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi.
Dettagliata pianta topografica della città di Torino, senza la Cittadella. In alto a sinistra, entro lapide, il titolo.
Grossi redige questa carta con l’obbiettivo di fornire un quadro preciso della situazione fondiaria urbana, attraverso il rilevamento degli edifici numerati con accanto i nomi dei loro proprietari.
Nella copiosa legenda, posta lungo tutto il margine destro, sono riportati i nomi dei proprietari con a fianco il numero dell’edificio indicato in pianta.
Negli anni successivi l’elenco dei nomi verrà aggiornato, in modo da fornire non solo il censimento sistematico degli edifici ma soprattutto quello dei proprietari, utile quest’ultimo per comprendere il forte rapporto esistente tra città e territorio.
cfr. A. Peyrot, Torino nei secoli, tomo I, n° 238; Collezione Simeom D 68.

Mirò, Joan - Jarry, Alfred. Ubu Roi. Parigi, Tériade Éditeur, 1966.

In-folio grande, 133 pagg. num. incluso il frontespizio, 5 pagg. non num. (ultima bianca).
Occhietto con giustificazione al verso arricchita dalla firma originale di Mirò eseguita a matita, frontespizio, testo in francese, dedica a Marcel Schwob, elenco dei personaggi, 13 litografie originali a più colori di Joan Mirò, fuori testo e su doppia pagina, in fine indice delle tavole e seconda giustificazione. Completo.
Legatura in carta editoriale bianca con velina di protezione, contenuta entro cartella in piena tela grigia con piatti muti e dorso con titoli impressi in oro, tagli con barbe, custodia rigida in tela grigia.
Joan Miró (*Barcellona 1893 - †Palma di Maiorca 1983), pittore, scultore e ceramista spagnolo, fu uno dei più radicali teorici del surrealismo. Passò lunghi periodi nella casa di famiglia in Spagna, dove i soggetti prediletti dei suoi quadri erano la natura, gli alberi, le caratteristiche case di campagna. Disprezzava la pittura convenzionale ed esprimeva il desiderio di sopprimerla per giungere a nuovi mezzi di espressione. A partire dal 1928 si aprì a nuove ricerche ed esecuzioni, ossia  reinterpretare attraverso il gioco delle associazioni mentali i quadri dei maestri del XVII secolo. Illustrò varie opere compresa la presente “Ubu Roi” dello scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry (*Laval 1873 - †Parigi 1907), commedia i cui testi sono considerati fra i primi sul tema dell’assurdità dell’esistenza ed hanno a che fare con il fraintendimento ed il grottesco. Il personaggio principale dell’opera è Ubu, grottesca marionetta umana, avida di potere e di denaro, che rappresenta il piccolo borghese del tempo.
Esemplare n° 74 su 180, impresso su carta Vélin d’Arches.
Perfetto stato di conservazione.

Veduta generale di Torino. Torino, Carlo Bossoli - Fréderic Salathé, 1850 circa.

Incisione originale eseguita all’acquatinta (mm 897 x 223 più margini).
Impressa a Torino nel 1850 circa da Fréderic Salathé (*1793 - †1860) su disegno di Carlo Bossoli (*Lugano 1815 - †Torino 1884).
Veduta di nota rarità raffigurante la città vista dalla collina al di sopra della chiesa del Monte dei Cappuccini.
Nella parte alta titolo e descrizione, nella parte bassa leggenda con riferimenti a monumenti, chiese e monti sullo sfondo.
Perfetto stato di conservazione e ampi margini. Cornice in ciliegio.
cfr. A. Peyrot, Torino nei secoli, tomo II, n° 519.

Pages: 12345
Alai Logo
lila lilab Logo