Facebook  Twitter  IT EN
Featured products

Bozzetti e scenografie di Augusto Antonio Ferri. Torino, 1850-1880 circa.

Venticinque disegni originali, di diverse
dimensioni, eseguiti a tempera e acquerello, due
firmati, alcuni applicati su carta spessa.
Dettagliate composizioni architettoniche
eseguite a Torino tra il 1850 ed il 1880 dal
pittore, scenografo e architetto Augusto
Antonio Ferri, riferibili a scenografie e
bozzetti per opere e balli del Teatro Regio di
Torino, altre allo scopo di rinnovo di interni di
importanti palazzi e locali, la maggior parte
torinesi e alcuni milanesi.
E’ presente una tavola, di notevole interesse,
raffigurante un progetto di rinnovo del palco
reale del teatro Carignano di Torino. Sul fronte
esterno il palco, che occupa lo spazio tra il
secondo e il terzo ordine di logge, incorniciato da una decorazione in legno e stucco con lo stemma reale centrale e due figure muliebri ai lati. Su due fogli, a chiara e ordinata calligrafia, autografo e dettagli dell’architetto. 
Augusto Antonio Ferri (*Bologna 1829 - †Pesaro 1895), fu avviato verso la pittura dal padre Domenico (anch’egli pittore, scenografo e architetto) frequentando a Parigi l’Accademia di belle arti e orientandosi ben presto alla scenografia. Nel 1851, a soli ventidue anni, fu chiamato ad occupare il posto di scenografo al teatro Regio di Torino.
Nel 1857 si trasferì a Madrid dove fondò una
scuola di scenografia e nello stesso tempo fu impegnato anche nella decorazione di teatri cittadini, di caffè, di palazzi e chiese.
Nel 1873 la nostalgia lo costrinse a ritornare in patria, dove riprese il posto lasciato sedici anni prima al teatro Regio, collaborando con il pittore italiano Ugo Gheduzzi (*Crespellano 1853 - †Torino 1925). 
Oltre i lavori teatrali, Ferri diresse i restauri del palazzo Dal Pozzo della Cisterna di Torino, commissionati da Amedeo d’Aosta per il matrimonio con Maria Vittoria Dal Pozzo, celebrato nel 1867.
Buono stato conservativo di tutti i documenti.
cfr. A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori ed incisori italiani moderni, Milano 1962; Storia del teatro Regio di Torino, a cura di A. Basso, III; E. Colle, Eclettismo sabaudo: le decorazioni e gli arredi…, XXVII (1988), 1, pagg. 46, 50, n° 9.

Nuovo giuoco dell'oca. Torino, Cordey e Cª, 1830 circa.

Litografia originale, acquerellata all’epoca, irrobustita e applicata su supporto pieghevole dal legatore torinese Giovanni Scarampi, come attesta il tassello in basso a destra (mm 505 x 420 il foglio).
Impressa a Torino nel 1830 circa presso l’editore e litografo Cordey e Cª.
Gioco composto da 63 caselle numerate a spirale antioraria. 
Regola e osservazioni al centro. Agli angoli decorazioni fitomorfe. Alla casella 63 oca in tempietto.
Lo stabilimento Cordey e Comp. è citato per la prima volta nella Guida Marzorati del 1865, con sede in via Giulio 20. Nel 1866 muta nome in Heinemann e Cordey e si trasferisce in piazza Bonelli 2. Due anni dopo, trasloca in piazza Lagrange 2.
Buona conservazione.

Schedel Hartmann "Liber Chronicarum cum figuris et imaginibus ab Inicio Mundi". Norimberga, Antonius Koberger, 1493 - 12 luglio (in fine).

In-folio grande, 20 cc. non num. incluso il frontespizio, CCXCIX cc. num., 13 pagg. non num. (errore di numerazione alla c. 229). 
Frontespizio in caratteri gotici e note manoscritte a china nella parte inferiore, testo in latino, numerosi capilettera, 1806 xilografie nel testo attribuite a Michael Wolgemut, Wilhelm Pleydendorf e Albrecht Dürer, di varie dimensioni e raffiguranti vedute di città, Re, Papi, scene bibliche e della storia del mondo, ecc. Le cc. CCLVIIII, CCLX e CCLXI sono bianche (l’opera si considera completa con la presenza di queste pagine bianche, raramente unite nel volume).
Completo.
Legatura riutilizzata in piena pergamena semi rigida del XVI secolo, recante testo e notazioni musicali in caratteri rossi e neri e grande capilettera miniato a due colori, recuperata da un antifonario manoscritto dell’epoca, dorso con titoli manoscritti in epoca posteriore, bindelle antiche.
Importante, monumentale e unica opera enciclopedica del Quattrocento sulla storia del mondo, sulle conoscenze scientifiche, filosofiche, geografiche, religiose e umane, descritta dal medico tedesco rinascimentale Hartmann Schedel (Norimberga 1440 - 1514). 
Il “Liber Chronicarum” comunemente chiamato “Cronica di Norimberga” fu concepito come progetto per diffondere il sapere umanistico italiano e mediterraneo, in Germania e in Europa. 
Buono stato di conservazione dell’opera. Piccoli lavori di restauro abilmente eseguiti lungo la parte superiore delle prime cc., senza aver minimamente intaccato il testo.
cfr. Hain 14508; Goff S-307; Sabin 77523; Proctor 2084; Vaticana S-133.

Cérémonial qui se doit observer a la prise de l’Habit et de la Croix de la Sacrée Réligion et
Ordre Militare des Saints Maurice et Lazare. Torino, Stamperia Reale, 1762.

In-4°, 1 c. non num. (bianca), 38 pagg. num. inclusi uno stemma inciso e il frontespizio, 2 cc. non num. (bianche).
Stemma inciso su rame, frontespizio con marca tipografica, testo in francese, un capolettera ornato e altri semplici.
Completo. 
Amirabile legatura della Bottega dei Regi Archivi alle armi di Vittorio Emanuele I in piena pelle rossa, piatti con duplice bordura raccordata agli angoli con decorazioni vegetali e floreali contenenti le
armi del principe, labbri e dorso con dentellature dorate, sguardie marmorizzate, tagli dorati.
L’opera è stata realizzata ed offerta al principe quando aveva solamente tre anni. Le legature sabaude alle armi di Vittorio Emanuele I sono difficili a trovarsi, soprattutto in un perfetto stato conservativo come la presente.
cfr. Manno I 2730.

Canal, Giovanni Antonio, detto “Canaletto”. Prà della Valle. Venezia, dopo il 1744.

Incisione originale eseguita all’acquaforte (mm 430 x 300 l’impressione più 30 mm di margini), su carta vergellata.
Impressa a Venezia da Giovanni Antonio Canal (*Venezia 1697 - † 1768).
Il presente secondo stato, non precisamente datato dalle varie bibliografie, viene indicato normalmente dopo il 1744.
Sul lato inferiore sinistro la firma dell’autore (A. Canal f.), al centro il titolo e a destra  numerazione E3, a testimonianza del secondo stato, su due.
La tavola raffigura Prà della Valle (Prato della Valle), la grande piazza monumentale di Padova.
Grande animazione di personaggi in tutta la rappresentazione. La delineazione di queste piccole figure è estremamente suggestiva.
La presente veduta riveste anche un notevole interesse storico e urbanistico, in quanto mostra la grande piazza padovana, fra le più vaste d’Europa, prima che i lavori di risanamento promossi dal Procuratore straordinario Andrea Memmo nel 1775-1776 ne modificassero profondamente l’aspetto, con la creazione di un canale di forma ellittica intorno all’Isola Memmia, posta al centro.
L’incisione fa parte della raccolta “Vedute altre prese da i luoghi altre ideate da Antonio Canal” composta da 34 tavole più il frontespizio.
Perfetto esemplare in eccezionale stato conservativo e ampi margini.
cfr. Bromberg, Canaletto’s Etchings, n° 8.

Esposizione di Torino - 1884. Torino, 1884.  

In-folio, 24 fotografie originali.
L’opera contiene 24 fotografie originali all’albumina applicate sul su supporto di carta spessa (mm 250 x 190 più supporto). 
Vedute dei padiglioni e dei villaggi costruiti in occasione dell’Esposizione Internazionale torinese del 1884, con titoli nella parte inferiore di ognuna manoscritti a china in chiara e ordinata grafia:  interno della galleria dell’elettricità, emporio vini sardi, padiglione del Risorgimento Italiano, facciata della galleria del lavoro, padiglione dell’oreficeria, tenda del Re Vittorio Emanuele II, Club Alpino, padiglione della città di Torino, panorama del castello e Borgo Medioevale, stampa Bosisio, salone dei concerti, padiglione della caccia e pesca, etc. 
Completo.
Legatura a cartella in piena tela percallina rossa, cornici impresse a secco ai piatti che mettono in risalto il titolo in oro al centro del piatto anteriore, sguardie in carta seta bianca.
Interessante insieme dedicato all’Esposizione Internazionale di Torino del 1884.
Con l’Esposizione del 1884 la città si presenta con energia al mondo intero. Grazie anche al successo riscontrato con la realizzazione della galleria del Fréjus, resa possibile dall’impiego di tecniche innovative, in primis con l’applicazione dell’aria compressa, la cui importanza era stata riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale. 
A fomentare l’interesse dei visitatori, in questa Esposizione furono le ricadute pratiche, su scala sufficientemente ampia, dell’elettricità, che rappresentò di fatto il nucleo centrale di tutta la rassegna. Motivo d’orgoglio per i torinesi furono le centinaia di lampade a incandescenza e ad arco che illuminavano le notti del parco del Valentino, prodotte in gran parte dalla Società Alessandro Cruto di Torino: lampade che per luminosità e durata avrebbero conteso per anni la supremazia a quelle di Edison. Al tempo stesso, una rete telefonica operante a circuito chiuso con apparecchi all’interno del recinto dell’Esposizione, prefigurava concretamente quale sarebbe stato il futuro delle comunicazioni.
Ottima consecuzione dell’insieme.

Pages: 12345
Alai Logo
lila lilab Logo