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"Torino attuale coi decretati progetti d'ingrandimento". Modesto Reycend, 1827.

 




Litografia originale (mm 585x 465 il foglio). Eseguita a Torino nel 1826. Dettagliata pianta topografica della città di Torino, nella quale sono indicati i progetti di alcuni nuovi quartieri approvati nel 1826 dal Re Carlo Felice: la costruzione di dieci isolati in Borgo Dora sulla linea d’accesso al nuovo ponte in pietra sul fiume con progetto dell’architetto Carlo Mosca; la costruzione di due isolati con portici all’ingresso di Porta Nuova e la formazione della piazza che sarà successivamente chiamata Carlo Felice, con la continuazione dei fabbricati fiancheggianti l’attuale corso Vittorio Emanuele da Porta Nuova fino al Po; la costruzione di nuovi isolati con portici dalla parte del Po e la formazione della gran piazza detta poi Vittorio Emanuele su progetto dell’architetto Frizzi; la costruzione di nuovi edifici nel borgo oltre Po (piazza Gran Madre di Dio e adiacenze). In alto a destra il titolo entro ovale. Buona conservazione.
cfr. A. Peyrot, Torino nei secoli, tomo II, n° 325.

Vedute di Milano. Alessandro Angeli - Primo Torchiana, 1828.


Incisione originale eseguita all’acquatinta, finemente miniata a mano all’epoca (mm 564 x 440 più margini).
Impressa a Milano nel 1828 da Alessandro Angeli, presso l’editore Primo Torchiana.
Pittorici scorci della città di Milano. Al centro veduta del Duomo con la facciata ed il fianco destro, più un tratto del Coperto dei Figini.
Attorno 16 vedutine, procedendo dall’alto verso sinistra: Fianco sinistro del Duomo; Interno del Duomo; Arco della Pace; Piazza del Palazzo Reale; Basilica di S.t Satiro; I. R. Teatro della Scala; Porta Ticinese; Atrio di S.t Ambrogio; Palazzo di Governo; Ospedale Maggiore; Barriera di Porta Orientale; Piazza Fontana; Arco di Porta Comasina; Anfiteatro; Palazzo Cicogna a S.t Damiano; Atrio di S.t Celso. Lungo il lato inferiore di ognuna il titolo.
Ottimo stato di conservazione della carta e del colore.
cfr. Paolo Arrigoni, Milano nelle vecchie stampe, tomo I, pag. 116, n° 482.

Gioco della tombola completa - seconda metà dell'Ottocento.

 

 


Gioco della tombola della metà dell’Ottocento con tabellone, 24 cartelle ognuna riportante un detto popolare, 86 numeri (su 90) incisi a fuoco su cerchietti in legno povero contenuti in sacchetto in lino.
Pochi giochi sono riusciti a entrare in maniera così radicata nella tradizione italiana come questo gioco di società. La tombola è sinonimo di famiglia, dello stare insieme e di festività natalizie . Chiunque ha un ricordo della tombola nella propria infanzia, la ragione è nella sua essenza: un regolamento semplice e intuitivo, una partecipazione costante e attiva e una dose di competizione positiva che rende tutto più entusiasmante.
Curiose soprattutto le cartelle con i proverbi oggigiorno perduti. Il panariello (ossia il sacchetto) è l’altro componente essenziale del gioco.
Buona conservazione dell’insieme.

Il Dante, con argomenti, & dechiaratione de molti luoghi, novamente revisto, & stampato. Lione, per Giovan di Tournes, 1547.           

 



In-12°, 540 pagg. num, 1 c. non num. (le pagg. 175, 178, 186, 240, 418, 534 paginate per errore 157, 177, 189, 238, 388, 345).
Al frontespizio medaglione di Dante inciso su legno, capilettera e fregi xilografici al principio di ogni canto, dedica a Maurizio Sceva, al margine alcune brevissime dichiarazioni ricavate dal Commento del Landino, in fine marca circolare di De Tournes con motto interno: Vertu mai non casca e motto esterno: Son tour a chacun.
Completo.
Legatura del Settecento in piena pergamena, piatti muti, passanti in pelle allumata visibili al dorso con titolo e data manoscritti a china.
Prima edizione impressa in Francia, dopo la contraffazione aldina fatta da Troth di Lione.Molte edizioni fecero seguito dopo questa impressa a Lione del 1547.
Il testo ha inizio con la dedica a Maurizio Sceva, amico di Jean De Tournes (*Lione 1504 - †1564), poeta e letterato che ebbe il merito di ritrovare in una Chiesa di Avignone la tomba di Laura petrarchesca. Segue il poema fino alla pagina 535, poi il “Summario di la vita di Dante”, l’epitaffio e una dedica al lettore. Da notare che De Tournee prepone alla francese, l’articolo al nome Dante.
Buono stato conservativo dell’opera. Segnaliamo antico restauro di circa tre cm. al margine inferiore del frontespizio, probabilmente realizzato per celare l’antico nome di appartenenza del volume.
cfr. Mambelli 22; Gamba 888; De Batines I 85; Fiske 8; Berio 48.

Victorii Pici phil. et medic. doctoris taurinensis ampliss. medicorum collegii candidati Melethemata inauguralia. Torino, Exudebat Ioan. Mich. Briolus, 1788.

 


In-8°, 2 parti in un volume.
1ª parte: 2 cc. non num. inclusi l’occhietto e il frontespizio, 283 pagg. num., 1 pag. non num., 2 tavole rip.,
Occhietto, frontespizio con timbro di proprietà, testo in latino, 2 tavole acquerellate e incise dallo Stagnon, fuori testo e più volte ripiegate.
2ª parte: 32 pagg. num. incluso il frontespizio. Questa seconda parte dell’opera fa riferimento ad una  lettera di Giuseppe Antonio Dardana, indirizzata all’amico Pico, su alcuni funghi velenosi.
Frontespizio, testo in latino.
Completo.
Legatura dell’epoca in pelle marrone, filetto impresso a secco ai piatti, dorso con finto tassello contenente titoli in oro  e fregi floreali, tagli rossi.
Raro e interessante trattato torinese sui funghi e tartufi.
Nel Settecento i tartufi piemontesi erano apprezzati al punto che i Savoia li utilizzavano come “dono diplomatico”, inviandoli presso tutte le corti europee. Al Settecento risalgono anche i primi studi scientifici su di essi. Fu il medico torinese Vittorio Pico, nel 1788, a definire il pregiato tartufo bianco tuber magnatum, ovvero “tartufo dei potenti”, da qui deriva il nome botanico tuber magnatum Pico.
Da pag. 47 (cap. XIV) a pag. 52 sono presenti numerosi riferimenti sui tartufi e da pag. 79 a 81 elenco e descrizione dei pregiati: il suddetto tuber magnatum ossia il tartufo bianco,  tuber gulosorum, tuber albidum, tuber rufum, tuber nigro, tuber venatores, ecc. e curiosamente i nomi in vernacolo: trifole neire, rossetti, bianchetti, grise, ecc.
Perfetta conservazione.
cfr. ITICCUTO0E91670; Biografia medica piemontese, pag. 242.

Joan Mirò. La luna verde. Parigi, Marzo & C., 1972.


Litografia originale a più colori delle dimensioni (mm 495 x 320 il foglio).
Eseguita a Parigi nel 1972 da Joan Mirò presso lo stampatore A. C. Mazo & C., facente parte dell’opera intitolata “Joan Mirò Litographe ”.
L’opera dell’artista è espressa con i tipici colori accesi e con i suoi tratti gestuali. Lo stile dell’esecuzione non è lineare ma “casuale”. Usa il colore e la forma in modo simbolico piuttosto che letterale, combinando elementi astratti con motivi ricorrenti.
Il pittore, scultore e ceramista spagnolo Joan Miró (*Barcellona 1893 - †Palma di Maiorca 1983) è stato il rappresentante del surrealismo in assoluto più radicale e conosciuto al mondo.
Ottimo stato conservativo della carta e del colore. 

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