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Torino in pianta dimostrativa. Torino, Antonio Arghinenti, 1796.

Incisione originale eseguita su rame, acquerellata all’epoca (mm 556 x 837 l’impressione più margini).
Impressa a Torino nel 1796 da Antonio Arghinenti su disegno di Giovanni Lorenzo Amedeo Grossi.
Dettagliata pianta topografica della città di Torino, senza la Cittadella. In alto a sinistra, entro lapide, il titolo.
Grossi redige questa carta con l’obbiettivo di fornire un quadro preciso della situazione fondiaria urbana, attraverso il rilevamento degli edifici numerati con accanto i nomi dei loro proprietari.
Nella copiosa legenda, posta lungo tutto il margine destro, sono riportati i nomi dei proprietari con a fianco il numero dell’edificio indicato in pianta.
Negli anni successivi l’elenco dei nomi verrà aggiornato, in modo da fornire non solo il censimento sistematico degli edifici ma soprattutto quello dei proprietari, utile quest’ultimo per comprendere il forte rapporto esistente tra città e territorio.
cfr. A. Peyrot, Torino nei secoli, tomo I, n° 238; Collezione Simeom D 68.

Veduta generale di Torino. Torino, Carlo Bossoli - Fréderic Salathé, 1850 circa.

Incisione originale eseguita all’acquatinta (mm 897 x 223 più margini).
Impressa a Torino nel 1850 circa da Fréderic Salathé (*1793 - †1860) su disegno di Carlo Bossoli (*Lugano 1815 - †Torino 1884).
Veduta di nota rarità raffigurante la città vista dalla collina al di sopra della chiesa del Monte dei Cappuccini.
Nella parte alta titolo e descrizione, nella parte bassa leggenda con riferimenti a monumenti, chiese e monti sullo sfondo.
Perfetto stato di conservazione e ampi margini. Cornice in ciliegio.
cfr. A. Peyrot, Torino nei secoli, tomo II, n° 519.

Biblia cum concordantiis Veteris et Novi Testamenti et sacrorum canonum... Lione, Jacobu[m] Mareschal, 1526 - (in fine).

In-folio, 14 cc. non num. incluso il frontespizio, 296 pagg. num., 24 cc. non num.
Frontespizio in caratteri rossi e neri entro bordura con vignetta xilografica raffigurante San Geronimo, testo in latino e disposto su doppia colonna, molti capilettera xilografici istoriati entro vignette, svariate vignette in xilografia nel testo e una a piena pagina al verso della c. 227, molteplici sottolineature e postille manoscritte con manine. Completo.
Legatura del Seicento in pergamena semifloscia muta, titolo manoscritto lungo tutto il dorso, presenti quattro bindelle scamosciate per la chiusura. Sguardie rinnovate.
Rara e pregiata bibbia figurata. Prima edizione in-folio impressa da Mareschal a Lione. La prima impressa a Lione da Mareschal nel 1510 era in formato in-8°.
Buono stato conservativo. Minimi segni di umidità su poche carte e restauro ben eseguito sull’ultima carta, senza aver toccato minimamente il testo.
cfr. Graesse I 393.

Mirò, Joan - Jarry, Alfred. Ubu Roi. Parigi, Tériade Éditeur, 1966.

In-folio grande, 133 pagg. num. incluso il frontespizio, 5 pagg. non num. (ultima bianca).
Occhietto con giustificazione al verso arricchita dalla firma originale di Mirò eseguita a matita, frontespizio, testo in francese, dedica a Marcel Schwob, elenco dei personaggi, 13 litografie originali a più colori di Joan Mirò, fuori testo e su doppia pagina, in fine indice delle tavole e seconda giustificazione. Completo.
Legatura in carta editoriale bianca con velina di protezione, contenuta entro cartella in piena tela grigia con piatti muti e dorso con titoli impressi in oro, tagli con barbe, custodia rigida in tela grigia.
Joan Miró (*Barcellona 1893 - †Palma di Maiorca 1983), pittore, scultore e ceramista spagnolo, fu uno dei più radicali teorici del surrealismo. Passò lunghi periodi nella casa di famiglia in Spagna, dove i soggetti prediletti dei suoi quadri erano la natura, gli alberi, le caratteristiche case di campagna. Disprezzava la pittura convenzionale ed esprimeva il desiderio di sopprimerla per giungere a nuovi mezzi di espressione. A partire dal 1928 si aprì a nuove ricerche ed esecuzioni, ossia  reinterpretare attraverso il gioco delle associazioni mentali i quadri dei maestri del XVII secolo. Illustrò varie opere compresa la presente “Ubu Roi” dello scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry (*Laval 1873 - †Parigi 1907), commedia i cui testi sono considerati fra i primi sul tema dell’assurdità dell’esistenza ed hanno a che fare con il fraintendimento ed il grottesco. Il personaggio principale dell’opera è Ubu, grottesca marionetta umana, avida di potere e di denaro, che rappresenta il piccolo borghese del tempo.
Esemplare n° 74 su 180, impresso su carta Vélin d’Arches.
Perfetto stato di conservazione.

Turin petit guide illustré de la ville et de ses environs. Milano, Société des Guides Lampugnani, 1911.

In-16°, XII pagg. num., 60 pagg. num. incluso il frontespizio.
La prima e l’ultima parte è dedicata a numerose pubblicità editoriali, 1 pianta a più colori ripiegata dell’Esposizione di Torino con i relativi padiglioni e leggenda al verso, testo in francese, frontespizio con marca tipografica, illustrazioni di varie dimensioni ornano il testo, raffiguranti edifici, monumenti, facciate, ecc., in fine 1 grande pianta di Torino più volte ripiegata.
Completo.
Brossura editoriale figurata, al piatto anteriore monumento equestre nella parte superiore seguito da titoli e stemma della città.
Ottima conservazione delle tavole e della guida in generale.

Campigli, Massimo. "Finestre". Parigi, Desjobert, 1959.

Litografia originale a più colori, firmata e numerata (mm 760 x 565 il foglio).
Eseguita a Parigi nel 1959 da Massimo Campigli, pseudonimo di Max Ihlenfeldt (*Berlino 1895 - †Saint-Tropez 1971), presso lo stampatore Desjobert.
Esemplare n° 16 su 120 su carta Rives, firmato a matita in basso a destra e numerato a sinistra.
Timbro a secco “L’Oeuvre Gravée” nell’angolo inferiore sinistro e nell’angolo inferiore destro timbro del collezionista “Prandi”.
L’opera in esame ritrae figure femminili, contraddistinte dalla tipica forma a clessidra che l’artista inserisce come segno universale per la donna in quasi tutte le sue opere. Alcune sono raffigurate con le braccia alzate quasi ad accennare una danza, altre con le mani riposte sul grembo come un invito alla fecondità.
Campigli si avvicinò all’arte da autodidatta frequentando dapprima i futuristi milanesi e in seguito, negli anni Venti, i pittori parigini. Successivamente, nel 1927, grazie a una visita al Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma, si accese in lui la passione definitiva per l’arte antica. La donna delle sue opere è rimasta quella che l’immaginazione di Campigli bambino, traendola da quelle immagini museali, etrusche in particolare.
Perfetto stato di conservazione del foglio.
cfr. Luigi Tavola, Francesco Meloni, Campigli. Catalogo ragionato dell’opera grafica (Litografie e Incisioni) 1930-1969.

 

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