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Dante con nuove, et utili ispositioni. Lione, appresso Guglielmo Rouillio, 1552.

In-16°, 644 pagg. num. incluso il frontespizio, 12 pagg. non num.
Frontespizio con la scritta “Dante” compare iscritta in un cartiglio e marca tipografica raffigurante aquila frontale ad ali spiegate sormontata da globo con ai lati due serpenti e motto: In virtute et fortuna. Molte iniziali e fregi xilografici, il testo è ornato da un ritratto di Dante in medaglione al verso della c. a4 e da tre incisioni a piena pagina all’incipit di ogni cantica, in fine tavola di tutti i vocaboli.
Completo.
Legatura in pergamena antica rimontata, piatti muti, nome dell’autore e data su doppio tassello in pelle al dorso.
Seconda edizione stampata a Lione dall’editore Guglielmo Rovillio (*Dolus-le-Sec 1518 ca. - †Lione 1589), dedicata al letterato fiorentino Lucantonio Ridolfi, al quale si deve la revisione del testo. L’opera si basa sull’edizione del 1544 per i commenti di Vellutello e alla seconda aldina del 1515 per il testo.
Ottimo esemplare reglé in perfetta
conservazione.
cfr. Adams D-99; Mambelli 35; ITICCUCNCE01168.

Affiche Turin-Sport. Parigi, Jean-Marie-Michel Liebéaux, 1920 circa.

Litografia originale a più colori, intelata (mm 1215 x 1600).
Eseguita a Parigi nel 1920 circa su disegno di Jean-Marie-Michel Liebéaux, in arte Mich.
Affiche raffigurante un bersagliere con la vaira che regge la bottiglia del vermouth Turin-Sport, prodotto dalla ditta P. Taillan & C. Dal calice fuoriescono atleti di diverse discipline: ciclismo, boxe, tennis, scherma e football assieme ad un automobile e a un aeroplano.
Nella parte inferiore il titolo. Jean-Marie-Michel Liébeaux (*Périgueux 1881 - †La Jaille-Yvon 1923), umorista e creatore di manifesti lavorò per industrie vinicole, di biciclette e di automobili.
Buono stato.

Campigli, Massimo. "Finestre". Parigi, Desjobert, 1959.

Litografia originale a più colori, firmata e numerata (mm 760 x 565 il foglio).
Eseguita a Parigi nel 1959 da Massimo Campigli, pseudonimo di Max Ihlenfeldt (*Berlino 1895 - †Saint-Tropez 1971), presso lo stampatore Desjobert.
Esemplare n° 16 su 120 su carta Rives, firmato a matita in basso a destra e numerato a sinistra.
Timbro a secco “L’Oeuvre Gravée” nell’angolo inferiore sinistro e nell’angolo inferiore destro timbro del collezionista “Prandi”.
L’opera in esame ritrae figure femminili, contraddistinte dalla tipica forma a clessidra che l’artista inserisce come segno universale per la donna in quasi tutte le sue opere. Alcune sono raffigurate con le braccia alzate quasi ad accennare una danza, altre con le mani riposte sul grembo come un invito alla fecondità.
Campigli si avvicinò all’arte da autodidatta frequentando dapprima i futuristi milanesi e in seguito, negli anni Venti, i pittori parigini. Successivamente, nel 1927, grazie a una visita al Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma, si accese in lui la passione definitiva per l’arte antica. La donna delle sue opere è rimasta quella che l’immaginazione di Campigli bambino, traendola da quelle immagini museali, etrusche in particolare.
Perfetto stato di conservazione del foglio.
cfr. Luigi Tavola, Francesco Meloni, Campigli. Catalogo ragionato dell’opera grafica (Litografie e Incisioni) 1930-1969.

 

"Grand Prix De Paris 1864". Parigi, Goupil & C., 1866.

Incisione originale eseguita all’acquatinta, finemente ripassata a mano all’acquerello (mm 1145 x 640 l’impressione più ampi margini).
Impressa a Parigi nel 1866 dal pittore e incisore John Harris (*1790 circa - †1873) presso Goupil & C., tratta dal dipinto di Henry Delamarre.
Esecuzione incisoria raffigurante il Grand Prix de Paris del 1864, evento annuale che si disputava presso il parco Bois de Boulogne, istituito per la prima volta nel 1863 e soppresso pochi anni dopo.
In basso al centro il titolo. Lungo la parte inferiore i nomi dei fantini con accanto i rispettivi nomi dei cavalli.
Perfetta conservazione. Robusta cornice in noce scuro.
cfr. Benezit VI 766.

Il confetturiere piemontese istruito a Napoli. Milano, Stamperia Sirtori, 1792.

 

 

In-8°, 360 pagg. num. (ultima bianca) incluso il frontespizio.
Frontespizio con vignetta incisa su legno, introduzione, molte curiosità e stranezze, ad esempio a pag. 20 la “Crema” è preparata in questo modo bizzarro: pigliate una libbra di fior di latte, ed una pinta di latte con due rossi d’uovo, li quali rossi si mettono nel bacino, e si dimenano con uno sbattitore di vinchj… A pag. 50 stravaganze sul cioccolato (detto diavoletto): pigliate della buona cioccolata, e se troppo secca, mettetela nella stufa, acciocchè divenga molle, indi mettetevi un poco di buon olio di olivo, per poterla ben maneggiare… A pag. 85 le pastiglie di viola: mettete infusione tre oncie di viole in poca acqua bollente, poi mettetele nella stufa per estrarne tutto il sugo… I “Maccaroni” a pag. 285. A pag. 304 le “Pastiglie di zafferano e di cedrato”… Nel testo alcune postille manoscritte anticamente a china e un foglietto volante di indice non facente parte del testo, anch’esso manoscritto. Sono presenti centinaia di ricette di confetture e conserve, caramelle e pastiglie, biscottini, sciroppi, sorbetti e molto altro, esteso indice in fine.
Completo.
Brossura originale muta, tagli con barbe.
Rara seconda edizione di questo manuale di confetteria, non riscontrata in alcuna bibliografia di riferimento. Un esemplare dello stesso anno è conservato presso la Biblioteca del Gusto Loison. La prima edizione fu stampata a Torino nel 1790 da Beltramo Antonio Re.
Buona conservazione.

Lago Maggiore. Milano, Ronchi, 1848.

Incisione originale eseguita all’acquatinta, miniata a mano all’epoca (mm 1003 x 370 compresi i margini).
Impressa a Milano nel 1848 da Filippo Naymiller (Milano 1804 - Pavia 1863) su disegno di G. Gariboldi, presso lo stampatore Ronchi.
Importante e decorativa veduta panoramica del lago Maggiore, centrata sul santuario di Santa
Caterina. Si riconoscono Laveno e sullo sfondo Intra, Arona ed Angera.
Raffinata e dettagliata coloritura coeva
eseguita a tempera. Lungo il lato inferiore il titolo in tinta oro.
Perfetto stato di conservazione della carta
e del colore.
cfr. F. Vercelotti, Elogio del Lago Maggiore n° 8.

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